Padre ALDO MARCHESINI
Medico e Missionario Dehoniano a Quelimane (Mozambico)
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22-6-2019
Nuova lettera di Padre Aldo


Lettera agli amici

Cari Amici,
Vi scrivo dal Mozambico, dove sono arrivato due settimane fa.
Come sapete, sono stato in Italia due mesi e mezzo. Quando arrivai ero molto provato e consumato dalla pressione esagerata dei poveri che venivano a chiedere un aiuto, con una insistenza e un’invasività che superava le mie capacità. La stanchezza era dovuta al numero dei malati che non finiva mai nelle visite ambulatoriali, che si prolungavano dalle 11 del mattino fin verso le sette di sera.

Appena arrivato mi rifugiai in una casa di ritiri, a Capiago, in collina, nei dintorni del lago di Como. Una casa della mia congregazione “Casa Incontri cristiani”, aperta all’accoglienza di gruppi, parrocchie e anche coppie o singoli fedeli che desiderano incontrarsi con Dio nel silenzio e nella pace. Era l’inizio della primavera e da tutte le parti si vedevano ciliegi in fiore, stracarichi di bellissimi fiori bianchi, sui rami ancora privi di foglie. Attorno alla casa c’era un piccolo parco ricchissimo di abeti, pini, larici ed altri alberi sempre verdi. I primi due giorni furono una meraviglia degli occhi: cielo sereno e sole tiepido, e poi la splendida visione del Monte Rosa e delle Alpi, per una buona parte dell’orizzonte. Al terzo giorno cominciò un periodo di maltempo, che raffreddò l’entusiasmo estetico, ma non influenzò il lento recupero del benessere interiore. Anzi, debbo dire che fu addirittura un bene, perché la pioggia e il freddo in collina erano accompagnati, nascostamente, di là dalle nubi che coprivano l’orizzonte, da abbondanti nevicate sulle Alpi.
Quando ritornò il sole, il cielo limpido, lavato dalle abbondanti piogge, mostrò la grande sorpresa delle Alpi piene di neve!
Rimasi a Capiago fino a metà della Settimana Santa, poi andai a Milano, ospite di mia sorella Maria Teresa, per passare da lei il Triduo Pasquale e celebrare il matrimonio di Alessandro, un ragazzo cresciuto in casa sua, con Patrizia, dell’Honduras.

Il mese di Maggio lo passai in gran parte a Bologna per fare una revisione globale della salute, con esami di laboratorio e visite mediche. Tutto risultò in ordine, con valori un poco anormali, ma dentro i limiti accettabili del benessere soggettivo.
La visita oculistica confermò l’inizio di una cataratta a sinistra con vista di 4/10. Si sarebbe potuto operare anche in breve tempo, ma ormai le ferie si approssimavano alla fine e non mi sarebbe stato possibile rimanere il tempo necessario per il dopo operazione. La visita otorino confermò una perdita di udito bilaterale che mi permetteva di intendere le parole solo quando parlassi di fronte alla persona, in conversazione amichevole. Prima di partire dal Mozambico avevo già affrontato il problema ed il Ministero della Salute aveva promesso di offrirmi in dono l’apparecchio, che non era ancora pronto alla data della mia partenza. Per questo avevo anticipato di una settimana il mio ritorno per aver tempo, a Maputo, di fare il calco del condotto uditivo e ricevere l’apparecchio.
Lo stesso giorno che arrivai a Maputo mi fu possibile fare il calco, ma l’apparecchio, mi dissero, sarebbe stato pronto solo dopo 20 giorni. Sono quindi ancora in attesa, mentre vi scrivo.
Approfittai della sosta nella capitale, per aiutare un collega ginecologo ad operare una paziente con una fistola retto vaginale: aprire una colostomia per deviare le feci dal retto e riparare la fistola, tre giorni dopo.

Al mio arrivo a Quelimane trovai belle novità nell’assistenza dei poveri. Il mio superiore, padre Sandro, aveva già realizzato un primo censimento delle persone anziane e sole (circa 120) e dei diminuiti fisici, come ciechi, amputati che camminano con stampelle ed altri, numerosi, che vivono in carrozzella (una quarantina). Il censimento però non era ancora terminato. Tuttavia era stato possibile, con le vostre offerte già inviate, dare a tutti un aiuto modesto, sì, ma molto apprezzato, accompagnato da una tessera in cui si scriveva la data e la somma ricevuta, e che sarebbe stata necessaria per poter ricevere altre offerte, se possibile, mensilmente, con data preannunziata.
Ho trovato pure una seconda offerta, ricevuta dalla Onlus “Amici della Scuola Apostolica” con sede ad Albino (Bergamo), dal titolo : “Una rete al posto di un pesce”. È destinata a finanziare un “negozio”, come lo si chiama qui, cioè un’attività lucrativa che dovrebbe permettere di avere un reddito sufficiente per le necessità primarie della vita, senza dover umiliarsi a chiedere costantemente un’elemosina per poter tirare avanti. Questa grossa novità fu preparata da una serie di incontri di formazione per far capire che avrebbero potuto spendere, per vivere, appena il lucro entrato, senza mai toccare il valore monetario ricevuto all’inizio. Ci fu subito un grande interesse e fu possibile distribuire un finanziamento a 51 persone, con registrazione dei nomi, delle attività e con controllo da parte di una commissione, che verificasse se di fatto stessero lavorando. Tutti dovevano impegnarsi a restituire il 30% del prestito alla fine di tre mesi, per aver diritto ad assicurarsi nuovi investimenti e poter dare ad altri la possibilità di un prestito iniziale. L’interesse a voler “lavorare” per potersi mantenere, fu assai grande, ma i soldi finirono prima di poter soddisfare molti altri candidati. Fu detto loro di aspettare, in lista di attesa, che arrivassero altri fondi o che entrassero vari 30% di restituzione.

La cosa, infine, che più mi ha tranquillizzato, al mio ritorno è che ormai tutti sanno che non sarò più io a distribuire denaro, ma ci sarà una commissione, che avrà anche il compito di ricevere le richieste di aiuto e controllare la veridicità delle situazioni di povertà. Per questa finalità è stato preparato un ambiente costituito da una sala per ricevere le persone ed una veranda, dove possono sostare sedute. L’accesso alla veranda e alla sala di ascolto è lontano dalla porta principale e dal giardino della nostra casa: vi si accede dal muro di cinta che chiude la parte posteriore e laterale del recinto.

Ho già ripreso il servizio in ospedale e fin da luglio avrò numerose uscite per sessioni di fistole vescico vaginali in distretti della Zambesia ed in altre Province: Pemba, Nampula, Beira e Lichinga.
Come vedete, questi mesi sono stati ricchi di cose belle e di novità destinate a migliorare ed alleggerire il mio servizio ai poveri, come anche a migliorare le condizioni di vita di molti indigenti.

Auguro a tutti voi una buona estate!
Un caro saluto a tutti!

Quelimane, 22 giugno 2019

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