Padre ALDO MARCHESINI
Medico e Missionario Dehoniano a Quelimane (Mozambico)
Sito Ufficiale
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(Auguri a Padre Aldo per i suoi 45 anni di attività in Mozambico!)
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29-9-2019

Chirurghi, anestesisti, strumentisti e circolanti. Insieme abbiamo operato 40 pazienti da domenica a venerdì.
A Pemba 22-27 Settembre 2019


Padre Aldo con il suo staff


il gruppo delle pazienti
11-9-2019
Riceviamo da Maria Teresa Marchesini


Milano settembre 2019

Carissimi amici di padre Aldo,
penso sia giusto aggiornarvi almeno a grandi linee sulle attività di padre Aldo nei circa tre mesi dal suo rientro in Mozambico; e su come sono impegnati i soldi che ci arrivano attraverso il 5 per mille, oltre alle offerte che sempre ci inviate, e senza le quali non potremmo rispondere positivamente ai tanti sos che ci giungono da laggiù.

Come padre Aldo vi aveva già scritto, negli ultimi tempi è stato rimesso a nuovo un vecchio locale adiacente alla casa dei padri a Quelimane, con ingresso indipendente, ed è stato adibito a una specie di centro ascolto delle persone in difficoltà. A tutti è stato detto chiaramente che per qualsiasi richiesta ci si deve rivolgere lì e non più a padre Aldo, che non potrà distribuire più, personalmente, denaro.

Ideatore e responsabile di questo centro è padre Sandro, superiore provinciale dei Sacerdoti del Sacro Cuore in Mozambico, che risiede in casa con padre Aldo.

Tutti i soldi che mandiamo a Quelimane quindi verranno distribuiti attraverso questo centro e padre Sandro ci terrà costantemente informati sull’evolversi dell’organizzazione.

Il che però vuol dire che solo teoricamente padre Aldo non è più sommerso da richieste e telefonate, ci vorranno molti mesi perché le persone si rassegnino a non passare direttamente attraverso la sua persona, e molto dipenderà da come e quanto dall’Italia riusciremo a sostenere questo centro ascolto. Comunque padre Sandro e padre Aldo collaborano quotidianamente per cercare di risolvere al meglio tante situazioni. Attualmente sono state censite e messe in lista per ricevere un aiuto oltre 200 persone, in prevalenza persone sole o anziani; poi c’è un’altra sessantina di persone con difetti di mobilità, amputati o in carrozzina, per un totale quindi di quasi 300 assistiti. A queste persone si vorrebbero garantire 1.000 meticais al mese, a scadenza regolare (sono circa 15 euro) e un pacchetto di alimentari, che padre Sandro potrebbe acquistare a prezzi agevolati.

In totale quindi dovremmo garantire un invio di almeno 4.000 euro al mese, oltre, se possibile a qualche “spicciolo” per gli imprevisti e le emergenze.

E restano sempre le capanne da ricostruire, il cui elenco non si esaurisce mai, causa usura del tempo ma soprattutto piogge torrenziali e piccoli o medi tornados.

E restano ancora gli studenti da aiutare perché possano terminare i loro studi, perché non riescono a pagare da soli tutte le tasse.

Veniamo allora al contributo del 5 per mille. Quest’anno ci sono stati accreditai nel mese di agosto 25.500 euro. Con questi possiamo affrontare abbastanza serenamente la spesa programmata a inizio anno di acquisti per l’ospedale (medicinali, cateteri, filo per sutura, sacche urina, aghi cannula, guanti per sala operatoria). Questi acquisti sono indispensabili perché i rifornimenti all’ospedale sono sempre più carenti. Ci riforniamo da anni presso il CFS che spedisce direttamente con pacchi, in esenzione di Iva, come è per legge ogni spedizione all’estero, e procura le medicine in confezioni ospedaliere a prezzi agevolati.
Ogni due mesi sono circa 25 pacchi, dai 10 ai 20 kg ciascuno, che partono per l’ospedale di Quelimane, con una spesa che si aggira sui 9.000,00 euro al bimestre, spedizioni comprese. In realtà quest’anno le spedizioni saranno solo 5, quindi un totale prevedibile di 45.000 euro.

E ciò che manca? E quello che è da spedire a Quelimane per il nuovo centro ascolto? E le capanne? E gli studenti? “La Provvidenza provvederà” ha sempre risposto padre Aldo.
GRAZIE a tutti voi, che da sempre avete incarnato e continuate ad incarnare la Provvidenza!!!

Passiamo ora al lavoro di padre Aldo.

Diverse sono state le sessioni di riparazione delle fistole vescico vaginali, in questo periodo a Mocuba, a Milange, a Nampula, e prossimamente nel mese di settembre a Pemba e al Gurue. Di tutte padre Aldo è stato molto soddisfatto, perché i suoi allievi, i suoi “figli” come li chiama, sono diventati ormai esperti e a lui restano solo gli interventi particolarmente complicati. I risultati sono ottimi, con una percentuale media di insuccessi, cioè di donne che continuano a bagnare il letto, del 6% (il che vuol dire 47 donne guarite, su 50 che è la media di operate per ogni campagna fistole). Inoltre questa patologia è ormai riconosciuta a livello nazionale e ottiene l’attenzione del governo e della sanità mozambicana. Tant’è che nei prossimi giorni si terrà un corso di formazione per tutti gli operatori del settore (non solo medici ed infermieri, ma anche assistenti sociali e riabilitatori) per organizzare la raccolta dati on line tramite tablet e una apposita app con la formazione di una banca dati globale: notizie sulle operate, sul tipo di operazione messo in atto, sui risultati, ecc. E’ la prima volta che si usa un sistema così moderno e su scala nazionale.

Nel tempo in cui resta a Quelimane, padre Aldo continua ad operare in ospedale e a visitare il pomeriggio, per ore e ore, nonostante in settembre abbia compiuto i 78 anni. E a partecipare a convegni nazionali di chirurghi, o ad ascoltare tanti derelitti che vogliono almeno parlare con lui: tanto ormai può ascoltare perfettamente, dato che gli è stato (finalmente!) consegnato l’apparecchio acustico.


Ringraziandovi ancora una volta vi saluto

mts

P.S. Un discorso a parte e una contabilità a parte sono gli orfanotrofi e le adozioni che tanti di voi portano avanti da anni. A tutti gli interessati spedirò poi un resoconto dettagliato non appena le suore mi avranno inviato foto e notizie dei nostri adottati, dato che Franchini per quest’anno non scende in Mozambico.

P.P.S. Negli ultimi giorni molti di voi hanno chiesto della visita di Papa Francesco in Mozambico e se padre Aldo avesse potuto partecipare almeno alla Messa. No, padre Aldo non è sceso a Maputo per i molti impegni in ospedale; ma ci ha scritto del grande entusiasmo con cui è stata accolta questa visita. Da tutte le provincie sono partite corriere con pellegrini che volevano assistere al grande avvenimento. I percorsi della papamobile sono stati annunciati dalla televisione nei particolari, in modo che chi voleva vedere il papa coi propri occhi potesse farlo.
La tv ha mostrato tutti i momenti della visita in diretta, dall’arrivo all’aeroporto agli incontri con il Presidente, il corpo diplomatico, i vescovi, giovani, i religiosi e i fedeli; poi venerdì mattina la Messa allo stadio nazionale, sotto una pioggerellina leggera, che non ha mai cessato di cadere e di bagnare i presenti: ma la gente non si è scomposta, è la benedizione di Dio! ha detto.
Nella sua omelia il Papa ha lanciato un messaggio chiaro sulla necessità della riconciliazione in tutto il paese, partendo dalla raccomandazione di Gesù ad amare i propri nemici, a pregare per loro e fare loro quello che si vorrebbe fatto a ciascuno di noi.
Infine il Papa è stato seguito nel percorso fino all’aeroporto. Dove per volare ha usato un aereo delle linee aeree del Mozambico: è stato molto apprezzato l’uso di un aereo nazionale.


Per tanti anni la famiglia Marchesini ha trascorso le sue vacanze a Levanto, in Liguria, dove ha conosciuto don Domenico Lavaggi, prima curato e poi parroco di quel paese.

Don Domenico, che compirà a breve 89 anni, ha scritto questo racconto per ricordare la sua amicizia con padre Aldo e la lunga collaborazione, sua e di Levanto, con la missione di Quelimane (collaborazione che, come dice anche don Domenico, è proseguita negli anni e continua ancora, grazie agli amici di sempre e al nuovo parroco don Gianluigi).

Ci è sembrato molto bello e ve lo proponiamo



DESIDERI

Nella vita di ogni persona esistono desideri che, simili ai sogni notturni, svaniscono all’alba e non si realizzano nella vita.

Questa storia inizia quando, in seminario, mi preparavo all’ordinazione sacerdotale e il mio intimo desiderio era quello di essere missionario. Diventato prete iniziai le mie esperienze pastorali dove la chiesa volle mandarmi: prima a Levanto come curato, dove conobbi un adolescente bolognese che, con la sua famiglia vi passava le vacanze e presto diventammo amici. In seguito feci l’esperienza come parroco di S.Teresa di Limone e Melara. Il ragazzo che conobbi a Levanto si chiamava Aldo Marchesini e, alla fine delle vacanze tornò a Bologna per continuare gli studi. In quella città entrò in contatto con una congregazione religiosa fondata dal prete francese Dehon : praticandoli scoprì in sé la vocazione sacerdotale ma i genitori vollero che prima di tutto continuasse gli studi; così si iscrisse alla facoltà di medicina, l’anno dopo entrò nella congregazione conosciuta, diventò medico e quindi fu ordinato prete.

Passarono così gli anni e, dopo l’esperienza di S.Teresa, tornai a Levanto come parroco e qui ritrovai Aldo Marchesini medico e sacerdote. Parlammo della nostra vita nei 12 anni trascorsi ed io gli raccontai le mie esperienze nei quartieri popolari e come cappellano del lavoro nelle fabbriche sul territorio e Aldo mi disse del suo percorso iniziato con gli studi scientifici, universitari e il suo ingresso nella comunità Dehoniana diventando prete. La congregazione a cui apparteneva, appunto, pensò di assegnargli l’incarico di medico missionario. Inizialmente andò in Portogallo per un approfondimento sulle malattie tropicali. Arrivò così all’esperienza missionaria prima in Uganda, assistente di un medico chirurgo anch’esso missionario che gli insegnò l’arte chirurgica necessaria in quei paesi africani, interventi su fistole retto-vaginali e fratture a braccia e gambe degli uomini che abitualmente salivano sugli alberi di cocco per raccoglierne le noci e dai quali sovente cadevano. Fu poi destinato, come medico chirurgo, nel Mozambico, durante il passaggio da colonia portoghese a repubblica indipendente a regime comunista. Fu nominato direttore e chirurgo ufficiale nell’ospedale di Quelimane, dove risiedeva al tempo in cui lo rincontrai. Iniziò così tra di noi una collaborazione che dura ancora.

Aldo chiedeva e Levanto rispondeva. Quando rientrava in Italia veniva anche a Levanto, portando le esperienze fatte in Mozambico. Una volta scrisse : “ ho pensato ad una scuola per la formazione di giovani infermieri Mozambicani, ma non avendo libri per loro, vi chiedo risme di carta da ciclostile, in modo che io possa trascrivere le lezioni da imparare come fossero libri di scuola e stamparli”. Un’altra volta scrisse dicendo che gli infermieri abitavano nei villaggi della foresta e spesso tardavano al lavoro; servivano dunque delle biciclette per agevolare i loro spostamenti. Raccogliemmo così un buon numero di biciclette che spedimmo poi in un container alla congregazione di Genova. Ci sottopose un altro problema: le donne, che vivevano in grande povertà, quando concepivano non avevano latte a sufficienza per nutrire i neonati ed era necessario inviare latte maternizzato. Levanto reagì provvedendo a quanto necessario.

Un’estate Aldo arrivò mostrando un cappellino di lana legato al seguente episodio: si era presentata la necessità di operare un ribelle ferito in uno scontro con l’esercito regolare. Il primo intervento non riuscì, come pure il secondo ma, supportato da un infermiere locale, dotato di evidente ottimismo e volontà, che insistette affinchè si riprovasse, fu sottoposto a un terzo intervento che riuscì e guarì completamente. Fu trattenuto in ospedale per il tempo necessario e, durante quel periodo, la suora responsabile del reparto gli insegnò a lavorare la lana. Così, quando seppe che Aldo sarebbe tornato per un periodo di riposo in Italia, andò a salutarlo consegnandogli il berretto, che ora mostrava, avvolto in carta da giornale e raccomandandogli:”so che dove andrai fa freddo e questo ti coprirà la testa!” Per Aldo fu la preziosa ricompensa per averlo guarito.

In uno dei miei viaggi a Lourdes conobbi un medico di La Spezia che si dilettava a tornire oggetti in legno d’ulivo e che poi regalava agli amici. A me regalò un calice in legno che usai poi tutti i giorni quando celebravo messa. Un giorno lo mostrai ad un giovane levantese, falegname nel deposito ferroviario genovese, e che sotto casa aveva un proprio laboratorio, chiedendogli di trovare un ceppo di legno d’ulivo stagionato per ricavarne un calice simile a quello che avevo ricevuto in dono, così da poterlo donare a Padre Aldo. In occasione di un suo ritorno in Italia, dunque, conobbe l’artigiano, lo ringraziò ed in una successiva lettera scrisse: “la mia giornata inizia alle 5 del mattino per essere in ospedale prima che faccia troppo caldo; nella pausa per il pranzo torno nella casa Missionaria e prima di sedere a tavola celebro messa usando il calice che mi avete donato”. In questo modo si è così stabilito un “filo d’oro” importante: Levanto-Quelimane.

Caro Lettore, il mio desiderio giovanile si è dunque realizzato in questo modo: io a Levanto e Aldo in Mozambico, ma con un legame strettissimo nel nome di Gesù così al mio risveglio capisco che il mio desiderio non è rimasto un sogno ma è diventato in questo modo realtà, avendo modo di partecipare grazie a Padre Aldo, ad una condizione tanto sognata.

Non è vero che al giorno d’oggi i Santi siano una rarità : Helen, Andreina e Aldo non saranno mai canonizzati dalla Chiesa, ma sono davvero Santi perché sono stati fedeli alla volontà di Dio.


Domenico Lavaggi
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